Saturday, May 06, 2006

Tra le innumerevoli sorprese che la vita newyorchese può riservare, ho la fortuna di abitare a 200 metri dal Guggenheim Museum, dove ogni primo venerdì del mese (e ieri è stato l’ultimo) si tiene una mega festa, con i djs più glamour, gli artisti piu hot e, concedetemelo, la più vasta e completa rappresentanza nazionale olimpionica della warwisa a stelle e strisce.
Come è noto, la warwisa viene attirata come le api dal miele da questo tipo di eventi mondani.
E’congenito.
Ora, cosa fa un italiano in questo tipo di situazioni?
1) Fa lo sciolto, calca sull’accento e parla col barista come se fosse un amico di vecchia data, si guarda attorno con malcelata sufficienza, continuando a scuotere distrattamente la capa mostrando di apprezzare la musica e l’atmosfera il mood
2) Va nel pallone, fiuta quell’odore e fa l’italiano terrone del mondo ma pur sempre discendente di gente come Tognazzi, Gassman, Andreotti quindi si ingegna.
Accecato dal bagliore della warwisa scelgo l’opzione 2.
Il vantaggio è che qui si ha a che fare, pur trovandoci nella grande mela incantatrice, con degli americani babbazzi, troppo indietro, troppa wannasgheps o comunque troppo avanti per tenere testa all’esuberante italianità, alla spavalderia di un Garibaldi Fufferito
In queste feste, come già certi video hip-hop, ci lasciavano presagire, esiste la zona VIP. Semplice, hai un invito ed accedi alle festa da un’entrata secondaria come dappertutto. In sé la zona vip è come la zona rossa per i no-global o la fellatio per Don Mazzi.
Qualcosa che non puoi avere.

Ci accorgiamo (io ed altri italiani con un imbarazzante tatuaggio della wregna in fronte) che la sola discriminante tra noi comune party people ed i VIP, è il solito bracciale rosso di carta che dei negroni ben vestiti all’ingresso ti legano al polso.
A NY, a qualsiasi concerto, festa evento etc ti danno questo bracciale. Che casualmente mi ritrovo in tasca, lo stesso, uguale tenuto bene della sera prima.
Quando veniamo a sapere che la zona VIP è tutta free drinks,è un attimo. Mi vedo nello specchio con la coda dell’occhio mentre mi trasformo nel prete burino di Christian de Sica nel film Vacanze Americane, al mio fianco di colpo ci sono Jerry Calà, Mauro di Francesco e il commendator Zampetti. Il tempo di dire Ahò-Anvedi, che siamo già dentro.

La festa è pettinata, si balla si ride e ci si sente anche un po’chic, ma dura poco, sai che è tutta una bellissima finta, come nella commedia all’italiana il finale è sempre agrodolce; sei solo lo stallone italiano cresciuto con i pranzi interminabili della domenica, con 90°minuto e Raffaella Carrà, dentro sei ancora lì che scoppi petardi al parco, coi motorini parcheggiati e con tua madre che ti chiama che è tardi.
Loro non lo sanno, quanto è stato bello.
Loro non sanno, che siamo venuti qui per portagli via tutto.

*Warwisa=storpiatura statunitense di Barbisa= sostantivo lombardo usato per lo più in ambienti yuppie degli anni ‘80 per indicare la fregna=sostantivo capitolino utilizzato per lo più in ambienti borgatari (assai frequenti anche Fresca, Cella, pagnottella) per indicare la mona=variazione tri-veneta della gnocca della topa della bernarda e della passera.
Ewwiwa

4 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Ma zio,
racconti delle storie che ci faccio un fumetto! ...e hai ballato come ai tempi del Tutor, assetto basso e bicchiere in mano?
Warwisa e la forza è condivisa!
Ramon

May 08, 2006 1:42 AM  
Blogger Johnny Mox said...

Esatto,che quasi la bevanda la facevo cadere addosso al deejay

May 08, 2006 8:05 AM  
Blogger TS said...

Gian For President.

May 09, 2006 11:22 AM  
Anonymous Anonymous said...

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May 17, 2006 3:05 AM  

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