La Colazione dei Campioni/15

NOFX - It's my Job to Keep Punk Rock Elite
Ricordo perfettamente anche chi mi fece la cassettina e tutte le centinaia, migliaia di volte che l'ho rimandata indietro per riascoltarla . Questo era il disco dei Nofx che oramai si erano venduti, il disco dal titolo preso dal libro di Douglas Adams che fece parlare tutti i fan di scioglimento imminente, dell'invasione ska-core delle trombe del reggae dappertutto, della disperazione che se ne era andata. E invece ti sbagliavi puzzone di un ragazzino con le Vans e il culo sudato, tutto il contrario, ok almeno per il pezzo di apertura, uno schiaffone a tutti i fan malfidenti e ai vampiri dell'industria. Un minuto e 20 che racchiude tutto il mestiere e il sussidiaro del punk californiano, intro con il feedback e poi un castello di impalcature stop and go una più serrata dell'altra e poi via a testa bassa con il dannato tumpa-tumpa-tumpa-tu/pà tumpa che c'era bisogno proprio di un capellone alla batteria per riuscirgli così bene. You'll never understand it, Try to buy and brand it, I win, you lose, cause it's my job, To keep punk rock elite, This music ain't your fuckin' industry. Li ricordo come tempi in cui non me ne fregava un cazzo, ma in realtà tutto il lavoro era dare a vedere, dimostrare che non te ne fregava un cazzo. In realtà me ne fregava eccome, tanta era la roba da scoprire.
E' adesso ahah invece che di roba ne ho vista un sacco che davvero non me ne frega più un cazzo e spero/lo spero con tutte le mie forze di diventare un giorno un vecchio rompicoglioni, che ha sempre da ridire, che è sempre pronto alla polemica gratuita che ha gli occhi talmente accesi e spiritati che sembrano tenere su la carcassa di carta pecora, e che qualcuno venga a piantarmi un coltello nelle scapole se un giorno mi dovessi ritrovare a preferire una cena consigliata dallo sbrindellone dei Braz Ferzinand ad una budweiser mezza riscaldata con Fat Mike.
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